Lupinella – Onobrychis viciifolia Scop.

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Lupinella – Onobrychis viciifolia Scop.

Atlante delle coltivazioni erbacee – Foraggere
Etimologia
Il termine Hedysarum farebbe riferimento al concetto di sapore dolciastro o profumo zuccherino, mentre “coronarius” rimanda invece all’idea di una corona, ed è riferito al fiore (coronato, fiori a corona). Sulla fa invece riferimento al termine castigliano zulla usato per indicare la pianta in Spagna, nome che si è poi diffuso anche in Italia.
Descrizione

Fiore e foglie di sulla
La sulla è una pianta erbacea perenne, emicriptofita, alta 80–120 cm. Le emicriptofite sono piante perennanti per mezzo di gemme poste a livello del terreno e con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.
L’apparato radicale risulta essere fittonante e molto sviluppato, unica tra le leguminose nella sua capacità di penetrare e crescere anche nei terreni argillosi e di pessima tessitura, come i terreni pliocenico-argillosi.
Il fusto è quadrangolare, con steli eretti, alti da 0,80 a 150 cm, piuttosto grossolani e dalla caratteristica di lignificarsi più o meno leggermente dopo la fioritura così da rendere difficile la fienagione. Si presenta molto ramificato, cavo e fistoloso, di posizione che varia dal quasi prostrato all’eretto.
Le foglie, leggermente ovaliformi o ellittiche, sono imparipennate, pubescenti al margine e nella pagina inferiore e composte da 4-6 paia di foglioline. Le stipole sono triangolari-acuminate.

Esemplare di sulla in un prato
Il fiore, tipico delle leguminose, è costituito da un’infiorescenza a racemo ascellare allungato spiciforme, denso e di forma conico-globosa, formata da un asse non ramificato sul quale sono inseriti con brevi peduncoli 20-40 fiori piuttosto grandi e dai peduncoli lunghi. Il calice presenta denti più lunghi del tubo. La sulla presenta una corolla vistosa rosso porpora, raramente bianca, un vessillo poco più lungo delle ali e della carena, lunga 11-12mm, foglioline più o meno grandi e larghe 5–35 mm. Questa leguminosa fiorisce verso la fine della primavera da aprile a giugno. La fecondazione, incrociata, assicurata dalle api e da altri insetti.
Il frutto è un legume definito lomento, nome che deriva dal fatto che a maturità si disarticola in tanti segmenti quanti sono i semi (discoidali, sub-reniformi, di colore giallo e solitamente in numero di 3-5), permettendo così la disseminazione grazie a 2-4 articoli quasi rotondi, ingrosati al margine, tubercolati spinosi e glabri. Il frutto si presenta vestito in un discoide irto di aculei, contenente un seme di forma lenticolare, lucente, di colore giallognolo. 1000 dei suoi semi, che si presentano discoidali, interi pesano 9 g, senza guscio 4,5. Nella sulla è caratteristica la presenza spesso di un’alta percentuale di semi duri. La pianta di sulla è molto acquosa, ricca di zuccheri solubili e abbondantemente nettarifera, per cui è molto ricercata dalle api.
Distribuzione e habitat
È pianta originaria del bacino mediterraneo occidentale dal piano fino alla bassa montagna, nei prati erbosi incolti, ma anche ai margini di strade sterrate e fossi, su terreni per lo più argillosi sino a 1.200 m.
La sua domesticazione è molto recente: le prime notizie storiche risalgono al 1700 circa, i botanici sostengono che sia scappata alla coltivazione e spontaneizzata in Sicilia. Tuttavia risulta segnalata per la prima volta all’inizio del XVII secolo come pianta ornamentale, proveniente dalla Spagna.
L’Italia è l’unico Paese mediterraneo e della UE, dove la sulla viene coltivata su superfici significative e viene inserita negli avvicendamenti colturali. È infatti una leguminosa molto apprezzata sia dal punto di vista agricolo (come migliorante del terreno e della fertilizzazione dello stesso) che botanico in quanto è capace di colonizzare terreni argillosi e pesanti (tipici delle colline centro meridionali adriatiche) grazie al fittone di cui dispone. Aree di nuova diffusione della coltura sono la Tunisia, la Spagna, il Portogallo, la parte occidentale del Nord America, l’Australia e la Nuova Zelanda, dove la specie viene utilizzata per la produzione di insilato, come coltura di copertura per la preservazione del suolo e per la produzione di miele.
In Italia la sulla è presente principalmente dalla Toscana in giù ma si riviene anche in Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.
Coltivazione
La sulla è una pianta foraggiera ottima fissatrice di azoto, utilizzata per questo scopo da diversi secoli. È particolarmente resistente alla siccità, ma non al freddo, infatti muore a temperature di 6-8 °C sotto lo zero. Quanto al terreno si adatta meglio di qualsiasi altra leguminose alle argille calcaree o sodiche, fortemente colloidali e instabili, che col suo grosso e potente fittone, che svolge un’ottima attività regolatrice, riesce a bonificare in maniera eccellente, rendendole atte ad ospitare altre colture più esigenti: è perciò pianta preziosissima per migliorare, stabilizzare e ridurre l’erosione, le argille anomale e compatte dei calanchi e delle crete. Inoltre, come per molte altre leguminose, i resti della sulla sono particolarmente adatti a migliorare la tessitura del suolo e la sua fertilizzazione, specialmente per quanto riguarda l’azoto.

Sulla, particolare del fiore
La sulla, essendo un’ottima coltura miglioratrice, si inserisce tra gli avvicendamenti di due colture cerealicole, come grano e orzo.
La semina di questa leguminosa in passato di solito si faceva in bulatura, in autunno con 80–100 kg/ha di seme con guscio, o in primavera con 20–25 kg/ha di seme nudo. Attualmente una tecnica d’impianto è quella di seminare, a fine estate sulle stoppie del frumento, seme nudo. Alle prime piogge la sulla nasce, cresce lentamente durante l’autunno e l’inverno e dà la sua produzione al 1° taglio, in aprile-maggio. Gli eventuali ricacci verdi, sempre assai modesti, possono essere pascolati dal bestiame prima di lavorare il terreno per il successivo frumento. Cosa fondamentale è l’utilizzo di un batterio azotofissatore che instaura una simbiosi con la sulla. Questo bacillo, solitamente presente nell’ambiente naturale in proporzione, nel sullaio deve essere inoculato sul seme. Se il terreno non ha mai ospitato questa leguminosa ed è perciò privo del rizobio specifico, non è possibile coltivare la sulla, che senza la simbiosi col bacillo azotofissatore non crescerebbe affatto o crescerebbe stentata. In tal caso è necessario procedere all'”assullatura”, inoculando il seme al momento della semina con coltura artificiali del microrganismo. È pur vero che in passato si aveva la consuetudine tradizione di “assillare” i terreni, ovvero di portare parte di suolo di fondi nei quali era stata coltivata la sulla l’anno precedente, in suoli dove doveva essere coltivata. Ciò ha permesso la diffusione quasi capillare dei microorganismi rizobi, ed è assai difficile in Italia centro meridionale trovare suoli con assenza di microorganismi.
Il sullaio produce un solo taglio al secondo anno, nell’anno d’impianto e dopo il taglio fornisce solo un eccellente pascolo. La sulla produce meteriale vegetale molto acquoso (circa 80-85% di acqua) e piuttosto grossolano: ciò rende la fienagione difficile, per cui sarà necessario dotarsi di particolari accorgimenti per raccogliere al meglio questa leguminosa.
Le produzioni di fieno sono molto variabili, con medie di 4-5 t/ha. Il foraggio si presta bene ad essere insilato e pascolato. Un buon fieno di sulla ha la seguente composizione:
• s.s. 85%
• Protidi grezzi 14-15% (su s.s.)
• U.F. 0,56 per Kg di s.s.
Attualmente vi sono quattro varietà iscritte al registro nazionale del seme: “Grimaldi”, “Sparacia”, “Bellante” e “S. Omero”. Nei Paesi in cui la specie è stata introdotta di recente sono stati avviati programmi di miglioramento genetico che hanno già condotto alla costituzione di nuove varietà come ad esempio la “Necton” in Nuova Zelanda.
La pianta è considerata anche ottima mellifera, così che il miele di sulla è fra i più apprezzati e conosciuti, anche se le aree di produzione si stanno riducendo ad aree meridionali mentre fino a non molto tempo fa l’Appennino romagnolo era fra i maggiori luoghi di produzione. Il miele oggi si produce quasi esclusivamente nelle zone collinari e montane di Abruzzo, Molise, Calabria e Sicilia. Il colore del miele di sulla va da quasi bianco a giallo paglierino quando è liquido se invece è cristallizato il colore è da bianco cera a beige. Cristallizza da solo alcuni mesi dopo il raccolto formando una massa compatta, pastosa con granuli fini. L’odore è molto tenue, floreale, leggermente di fieno e il sapore è dolce, leggermente acido. Contiene fruttosio di alta qualità e grandi quantità di oligoelementi (magnesio, rame, zinco, ferro, manganese). In melissopalinologia, la presenza di polline di Hedysarum viene considerata come indice di provenienza italiana del miele. Fino ad alcuni anni fa, i mieli uniflorali di Sulla venivano prodotti abbondantemente dall’Appennino romagnolo alla Sicilia.

Usi terapeutici
La sulla è una pianta edule ed è usata anche in erboristeria per le note proprietà astringenti, vitaminizzanti e contro il colesterolo. Per l’alto valore proteico e il contenuto di tannini viene utilizzata per ridurre le infezioni gastro-intestinali degli animali al pascolo come i bovini o il pollame. In erboristeria è usata in preparati astringenti e come ipocolesterolemizzante per via interna.
In cucina vengono usate foglie e fiori per insalate crude miste, che hanno proprietà nutrienti, per preparare flan, frittate e zuppe varie. Rappresenta una delle foraggere più importanti per le regioni del Mediterraneo e tra le leguminose si contraddistingue per le sue elevate qualità alimentari. Nota è la sua efficacia di ridurre le infezioni gastro-intestinali negli ovini, grazie al contenuto concentrato di tannini ed all’elevato valore proteico, dimostrato da esperimenti effettuati in Nuova Zelanda.
Al di fuori del territorio italiano è nota la produzione di Sulla solo nel Nord Africa. Interessante è sapere che, tutte le leguminose foraggere, hanno una grande capacità di azotofissazione nei terreni e per questo possono rappresentare una interessante alternativa colturale per la conversione dei terreni da destinarsi anche alle produzioni biologiche.
Generalità
Sicuramente è una pianta prativa in quanto il suo ciclo biologico è poliennale, in regime agrario è biennale anche se la pianta potrebbe durare tre anni. L’apparato radicale è fittonante ed alcuni studiosi come Gian Pietro Ballatore, hanno sostenuto che essendo un apparato radicale molto consistente nel momento in cui esso si decompone crea dei cunicoli che permettono l’aerazione del terreno e quindi ha la capacità di “arare” il terreno. Il portamento è vario ma in regime agrario si presenta eretto. Il fiore è tipico delle leguminose e sia apre con meccanismo a scatto; il colore è vario che passa dal rosso ed il bianco anche se il primo è nettamente il colore più diffuso. I semi sono reniformi; l’utilizzo in agricoltura può essere fatto con la presenza di seme in “guscio” o seme “nudo”. Nel seminare seme nudo abbiamo accortezza di quanto kg*ha−¹ apportiamo ma non si può effettuare la semina a settembre sulle ristoppie del frumento, cosa che può essere fatto con il seme vestito perché ha una percentuale maggiore di semi duri. La partita di semi va valutato la resa in sgusciato che deve essere almeno 25%; il problema dei semi vestiti è dato dal fatto che alcuni articoli sono vuoti, questo influenza la resa in sgusciato. Il peso di 1000 semi sgusciati è di circa 5 g. Il prato va rotto alla fine del secondo anno perché agronomicamente non conveniente, perché da una densità del 400 piante/m² si passa a 180 piante/m² e perché la pianta senescente diviene suscettibile alle malattie.

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